Gurrieri Associati - Studio di Architettura

Quest sito richiede l'utilizzo di Javascript. Permetti al tuo browser di utilizzare js attivando la funzione dalle preferenze del tuo browser.
committente
Università degli Studi di Firenze
incarico
Restauro e riordino funzionale del fabbricato da destinarsi a residenze per studenti
collaborazioni
Prof. Arch. Luigi Zangheri
prof. Ing. Enzo Giusti
prof. Ing. Giancarlo Martarelli
Prof. Arch. Giacomo Tempesta
Ing. Massimo Marrani
Arch. Leonardo Perugi
Direzione Lavori: Ufficio Tecnico dell'Università degli Studi di Firenze
Firenze (2003-2006)
La costruzione dei fabbricati si può fare risalire agli anni immediatamente successivi al 1259, quando il Sestiere dell'Oltrarno fu dotato di un circuito murario più ampio di quello del 1173-75 in modo da contenere parte dell'area del giardino di Boboli e l'edificato su via Romana compreso tra via Santa Maria e via Mezzetta. La tipologia appartiene a quella delle "case a schiera", destinate a mercanti e artigiani, con lotti ortogonali all'asse della strada e con un fronte variabile tra le 6 e le 7 braccia fiorentine.
Fino dall'età medicea, nel quartiere di Santo Spirito avevano trovato alloggio i cortigiani e gli inservienti della corte. E' noto come Bernardo Buontalenti, Alessandro Pieroni, i Parigi, tra gli altri, abitassero nella vicina Via Maggio in edifici acquistati o messi loro a disposizione dai granduchi.
Dal Catasto Generale Toscano del 1832, relative alla Comunità di Firenze riguardante i Quartieri di San Niccolò e Santo Spirito, si apprende come gli immobili di via Romana attualmente con i numeri civici 7-9-11-13 appartenevano allo "Scrittoio della Fortezze e Fabbriche", ed erano abitati da inservienti della corte granducale o da funzionari dello Scrittoio.
La tipologia di "casa a schiera medievale fiorentina" è ancora oggi molto ben riconoscibile, nonostante le inevitabili alterazioni: le prime cellule con sporto sulla strada erano adibite a bottega, gli altri vani del piano terra a magazzino o laboratorio, mentre i piani superiori erano sempre destinati ad abitazione. Dopo la seconda cellula si trovava la corte, spazio indispensabile all'illuminazione e ventilazione delle cellule interne.
Il recupero ad uso abitativo universitario del compendio di via Romana rappresenta un elemento di novità nell'irreversibile tendenza allo "svuotamento" del Centro Storico dai residenti, ed è importante per almeno due ordini di problemi:
Il recupero si colloca nell'Oltrarno; in una realtà urbana che, rispetto all'intera città intramurale (il "centro storico per eccellenza"), ha conservato più di altre, caratteristiche urbane e di vita di relazione più avvertibili.
Dopo anni di tentativi, di dibattito vivace, questo delle residenze universitarie è il primo segnale reale di una possibile inversione di tendenza: è legittimo immaginare che la presenza di giovani universitari che conseguirà alla disponibilità di queste residenze, non mancherà di produrre effetti socialmente positivi, in prossimità della "Specola" e in quartiere ancora caratterizzato dalla presenza di artigiani e di esercizi commerciali particolari (le "botteghe fiorentine"); in prossimità di spazi pubblici prestigiosi quale Piazza S. Spirito e Piazza del Carmine.
L'estesa profondità dei corpi di fabbrica costringe ad utilizzare al meglio le "pause" costituite dalle piccole corti e dalle terminazioni a giardino.
L'intervento quindi opera adeguamenti nei collegamenti longitudinali e trasversali fra i corpi di fabbrica (questi ultimi, oggi, pressoché inesistenti), ricostituendo una serie di spazi interni gradevoli, capaci di assumere e valorizzare l'articolazione preesistente, nello spirito di un "percorso" su cui si aprono gli spazi comuni di studio, la viabilità, i servizi generali e quant'altro necessario, nonché, ovviamente, gli alloggi (previsti in numero di 39, singoli e doppi, per circa 54 studenti).
Lo schema che ne risulta è particolarmente interessante e di estrema modernità: una "tipologia" che permette collegamenti interni e spazi di studio e di relax, lontano dal traffico, dai rumori e in prossimità di una delle aree verdi più prestigiose della città, qual'è Boboli.
I materiali previsti sono prossimi a quelli tradizionali fiorentini (del resto, ben collaudati nel tempo): cotto, legno, intonaco, serramenti in legno, pietra serena.
© Studio Gurrieri Associati